I movimenti di indignazione popolare sorti negli ultimi anni hanno la caratteristica di essere nati e cresciuti in costante contatto con le tecnologie digitali di massa e hanno, quindi, una vocazione che richiama le pratiche che si sviluppano negli ambiti del cosiddetto Web 2.0′. Innanzitutto hanno la percezione di essere massa: non a caso si parla di Popolo della Rete. Sentono che possono dar voce alle loro idee, poiché la libertà di espressione è uno degli slogan con cui si promuovono i flussi costanti di comunicazione, necessari all’espansione della Rete stessa. L’antica virtù che ispirava la libertà di parola, la parresia (dal greco pan, «tutto», e rhema, «ciò che viene detto»), diventa un imperativo categorico a esporre le proprie viscere online. In un momento di violenta crisi economica, questi movimenti sentono di essere la Maggioranza, il 99%, i cittadini accolti nel Web e dimenticati dalla politica. Non stupisce quindi che amplifichino il senso di uguaglianza indossando la maschera del cospiratore cattolico inglese Guy Fawkes (come rappresentato nel romanzo grafico di Alan Moore e David Lloyd, V for Vendetta, e nell’omonimo film prodotto nel 2005 dai fratelli Wachowski), invece che coltivare un assetto multidentitario e differenziale. L’obiettivo principale di questa maggioranza indignata è l’abbattimento delle tecno-burocrazie statali, percepite (a ragione) come élites corrotte, clientelari, forti con i deboli (i cittadini indignati) e deboli con i forti (la cosiddetta Troika: Banca centrale europea – Fondo monetario internazionale – Unione europea).
Siamo due volte lontani dalla luce, direbbe Platone. Infatti il paradosso è lampante: questi movimenti cercano di abbattere le tecno-burocrazie statali appoggiandosi a forme di tecno-burocrazie digitali, i cui meccanismi di funzionamento sono ancora più oscuri di quelle precedenti.
L’infrastruttura della Rete è tutto fuorché libera e democratica: non si capisce quindi in che modo secondo questi movimenti digitali il suo utilizzo dovrebbe automaticamente generare un valore aggiunto che sia garanzia di «libertà e democrazia». La democrazia non è un codice, né tanto meno un software. Non c’è un programma, né un programmatore capace di far funzionare meglio e risolvere i bug del sistema. La democrazia non è un problema da risolvere una volta per tutte. La prospettiva va completamente ribaltata: non serve prendere il Palazzo d’Inverno della macchina statale attraverso i meccanismi desueti della democrazia rappresentativa, poiché si otterrebbero solo ridicoli portavoce eletti in un parlamento, in una banca, in un ente transnazionale. Occorre invece sapere che la forza di una rete, sia essa anche di tipo centralizzato, sta nei margini, nei territori dì frontiera, poiché solo in una dimensione locale, che abbandoni ogni logica di scala, è possibile avviare una nuova paickia tecnologica che ricomponga la frattura tra conoscenza e capacità tecnica. Fare molteplice, non fare maggioranza. Gilles Deleuze e Félix Guattari nell’introduzione di Millepiani scrivevano:

«Il molteplice bisogna farlo, non aggiungendo sempre una dimensione superiore, ma al contrario il più semplice possibile, a forza di sobrietà, al livello delle dimensioni di cui si dispone.»
~ Tratto da "La Rete è libera e democratica – FALSO!"